Edito N° 7

Atelier de massimo d'Orta

Massimo d' Orta


 

Massimo D’Orta è “nato morto” nel 1950 nel centro storico di Napoli.
La levatrice che lo mise al mondo nella dimora familiare, non ebbe la forza di estrarlo per cui soffocò.
I suoi genitori lo considerarono morto, ma fu riportato alla vita un’ora più tardi grazie ad un gran numero di bagni di acqua calda alternati ad acqua fredda e massaggi cardiaci.
Praticamente autodidatta, pur avendo conseguito la maturità artistica presso il Liceo artistico di Napoli, all’età di 14 anni gli si rivela l’amore per la pittura davanti all’opera di Edouard Munch.
Inizia, così, un lungo periodo di studio dei Maestri antichi del 1600.

Copie 
 réalisée par Massimo d'Orta de

Copie réalisée par Massimo d'Orta de "la Déposition du Vatican " -Le Caravage.-

Collocati a poche centinaia di metri dalla sua casa, i quadri esposti al Museo di Capodimonte saranno oggetto di una lunga ricerca sia tecnica che filosofica sulla pittura..
Tiziano, Ribera, e soprattutto il Caravaggio, di cui realizzerà nel 2001 una copia a grandezza naturale della ‘’Deposizione Vaticana’’ per un committente americano, costituiranno le fondamenta della sua attuale scrittura contemporanea che esprime anche l’anima della città nella quale vive ed è cresciuto.


Per molto tempo “pittore alla maniera antica”, la sua pittura prende vita nei colori e nelle tecniche del passato: neri profondi e tenebrosi, grigi puntellati da note calde rendono, così, omaggio a generazioni di pittori.

“Colui che si tiene più lungi dal proprio secolo, è altresì colui che meglio lo rispecchia”: questo aforisma di Oscar Wilde esprime in pieno il percorso artistico di Massimo D’Orta.

("Aforismi" – Tascabili Economici Newton 1992 –page 21)


Egli si identifica, talvolta, con quelli del Paleolitico, esteriorizzando per esorcizzarle le sue paure alla loro maniera, incidendo segni sorti da implosioni, tracce che anche essi lasciarono per le sue stesse ragioni nel punto più oscuro della caverna, facendo partire così un messaggio personale, atemporale e profondamente spirituale.

Dal suo lavoro traspare un’energia vitale, enigmatica, che riflette la presa di coscienza del rischio presente in ogni istante, ad ogni crocevia di strada.
Tutto ciò si trasforma in una scrittura potente, connessa alla fragilità dell’esistenza relegata ad un’ambiente particolare, intrinseca alla sua storia ed all’incertezza dell’avvenire. Egli si interroga vigorosamente, misteriosamente sulla questione della presenza dell’uomo e della sua ricerca dell’immutabile: è il destino di una creazione che nasce su una terra di fuoco che si muove, obbligando il suo popolo a giocare con la vita e con la morte.


Massimo D’Orta è anche profondamente influenzato dal suo universo professionale: pittore – decoratore del Museo Archeologico di Napoli ha realizzato le scenografie del Gabinetto Segreto (Collezione di pitture Pompeiane a soggetto erotico), della sezione Magna Grecia e della sezione Preistoria.
Egli trascorrerà dipingendo e riflettendo, intere notti al “capezzale” dei suoi antichi Padri, per coglierne l’intimità per offrire loro umilmente una scrittura degna della nostra epoca.

Egli inizia le sue tele come un errante metafora del nostro destino e dei suoi echi..
La sua opera emerge dal caos, dall’informe, al fine di creare un ponte tra passato e futuro, tra la vita e la morte, tra l’effimero e l’eterno.

   
 
   
   
   







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